9 Decisi tutto in un attimo
Dentro di me era morta ogni speranza. Ogni spiraglio di luce, che mi ero illusa di poter scorgere nel cuore di Marco, era stato oscurato definitivamente. Le mie speranze erano tramontate per sempre.
Decisi tutto in un attimo, con il cuore oramai raggelato, annientato dal dolore. Nella mia mente si era ormai fissato un unico pensiero… non volevo e non potevo portare avanti quella gravidanza, a qualsiasi costo.
Quel bambino, pensavo, sarebbe stato destinato a vivere come un pacco postale, ad essere conteso tra due persone che si sarebbero detestate per sempre, e sarebbe cresciuto chiedendosi perché fosse capitato proprio a lui, e magari addossandosi delle colpe che in realtà erano esclusivamente dei suoi genitori.
Io non potevo permettere che accadesse questo al mio piccolo Angelo, e paradossalmente mi convinsi che interrompere la gravidanza fosse l’unica soluzione possibile, l’unico modo “veramente infallibile” per proteggerlo da una vita d’inferno…
Ignoravo tante di quelle verità, che ora a pensarci mi chiedo con che razza di coraggio riesca ogni mattina ad alzarmi dal letto, a guardarmi allo specchio, a non desiderare di morire all’istante, di sacrificare me stessa, se solo si potesse tornare indietro, pur di salvare lui.
Solo ora mi rendo conto del diritto che mi sono arrogata, di interrompere una vita! Anche nel caso in cui fosse stata una vita difficile, anche se il bambino avesse sofferto molto per la sua situazione familiare, se la sarebbe cavata, sarebbe cresciuto, sarebbe diventato un uomo, o una donna, e avrebbe potuto fare le sue scelte in piena libertà.
Tutto ciò che, per colpa mia, non farà mai.
Non vedrà mai la luce del giorno, non piangerà, non sorriderà, non si commuoverà, non si emozionerà… Non vivrà mai la sua vita, perché io ho spietatamente deciso che andasse in questo modo.
Come ho potuto? Questo continuo a chiedermi… Come ho fatto ad essere così cieca? Così egoista da non capire che non spetta a me decidere di far nascere o meno un altro essere umano?
Non riesco a trovare una giustificazione, una spiegazione a tanta atrocità, a tanta freddezza, che si è impadronita del mio cuore in quegli istanti, al punto tale da aver annullato in me ogni forma di altruismo, ogni capacità di pensare a lui, o lei, e non solo a me stessa, ai miei maledettissimi sbagli, al mio orgoglio ferito, ai miei sentimenti traditi, alla mia umiliazione.
La verità è che lui non avrebbe mai dovuto espiare le mie colpe. Perché è questo che ha dovuto fare a causa mia: ha pagato al posto mio, ha pagato senza aver commesso alcuna colpa. Io sono qui e lui non c’è. Dov’è? Come sta? Mi potrà mai perdonare? Io certamente no, non lo farò mai. Rimpiangerò ogni giorno che vivrò su questa terra, e sentirò di non meritare un posto quaggiù, ma all’inferno, perché solo questo merito.
