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Non farlo …

8 Mi hai stufato, sistema questa faccenda

Il giorno dopo trascorsi tutta la mattinata a riflettere, a cercare una soluzione, ma non avevo la lucidità per farlo: vedevo tutto nero.

Davanti a me c’era il vuoto, dietro di me solo un sentiero di dolore. Dentro me una profonda sensazione di disgusto per quel ragazzo così cinico e insensibile.

Mi sentivo totalmente smarrita, sola, abbandonata, in balia di me stessa. Cercai di essere razionale il più possibile, e giunsi alla conclusione che, aldilà di ogni mio rancore, fosse giusto che Marco sapesse…

Così, nel tardo pomeriggio, tra mille ripensamenti sul come fare a dirglielo, su come pormi nei suoi confronti, decisi di chiamarlo, nella segreta, grandissima speranza che, come per incanto, lui si sarebbe intenerito al punto di dimenticare ogni nostra incomprensione, e di voler ricominciare da zero…

Non accadde nulla di ciò che avevo sperato.

Gli telefonai, pensando che fosse il caso di dirgli, al momento, solo che avevo bisogno di parlare con lui...

Fu molto freddo con me, mi disse che non aveva tempo né voglia di parlarmi, anche se avevo bisogno di comunicargli qualcosa di molto importante… Non ci fu verso di vederlo, così fui costretta a dargli la notizia per telefono, senza neppure poterlo guardare negli occhi…

Chissà, se fossi riuscita a comunicarglielo di persona, se le cose sarebbero potute andare diversamente. Chissà se, invece, era già stato deciso che andasse a finire così, nel più atroce dei modi.

Gli dissi tutto d’un fiato che avevo avuto un notevole ritardo ed ero andata a fare un test di gravidanza.

Non riuscivo, tanta era la rabbia che avevo nei suoi confronti, a trovare parole più dolci per dirglielo. Fui in grado solo di dire: “Il test è risultato positivo”. Forse avrei dovuto utilizzare espressioni più delicate: dirgli che ero in dolce attesa, che aspettavo suo figlio, finalmente, e che le cose si sarebbero sistemate. Ma in quel momento non mi resi conto, certamente anche a causa dello sconvolgimento ormonale che avevo subito, nel corpo e nella mente, di capire che anche per lui poteva essere una notizia sconvolgente quanto lo era stata per me.

Lui, impulsivo e aggressivo com’era sempre stato, non diede minimamente importanza a ciò che aveva appena sentito. Si limitò a rispondermi: “Mi hai stufato, sistema questa faccenda perché di te non voglio sapere più niente!”.

E con queste parole, che non dimenticherò finché avrò vita, mi sbatté il telefono in faccia.

Se prima avrei potuto concedermi una speranza, credere ancora nella persona con cui avevo a che fare, ora ogni dubbio era svanito di colpo, purtroppo.

Non c’era altra soluzione, ora ero certa che non avrei voluto avere nessun tipo di legame con un mostro come lui, né ora né mai. La delusione era cocente, piangevo di un pianto senza fine, il dolore mi lacerava, mi sentivo umiliata, ferita, e sempre più sola.

Non potevo tenere il figlio di questa persona nel mio grembo… immaginavo che sarebbe diventato come lui, che sarebbe stato un piccolo Marco, pieno di rancore e senza alcuna sensibilità.

Non doveva accadere, io non dovevo permettere una cosa del genere, dovevo vendicarmi, fargli del male, escludere ogni possibilità di doverlo rivedere in futuro, anche per una sola volta. Dovevo tagliare tutti i ponti con lui a qualunque costo.

Erano questi gli unici pensieri che riusciva a formulare la mia mente oramai avvelenata, distrutta dal dolore. Non c’era posto per nessun tipo di ottimismo, di speranza: assolutamente nulla.

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