Questo è il figlio mio, che io amo · Parte quinta – Le tre gemelline
Le dieci Ave Maria
Nelle prime dodici settimane di gravidanza, ci sono state tre minacce d’aborto. Fu terribile, cominciavo a pensare che i medici avessero ragione e che la gravidanza non sarebbe giunta a termine. Ero turbata da pensieri simili ai discorsi che mi avevano fatto: “stavo solo perdendo tempo, andando incontro al periodo più brutto della mia vita...?”
Stavo quasi per cedere, perché nei momenti bui, parole senza vita e senza speranza, hanno il potere di tirarti giù, in un vortice, nel baratro. Ero arrivata quasi al punto di dirmi: “okay lasciamo stare, hanno ragione i dottori”.
Però, dopo ogni minaccia d’aborto, ai controlli in ospedale, i tre embrioni erano sempre lì...
Come ad infondere continuamente fiducia e speranza.
Alla fine abbiamo quindi deciso di provarci e di andare avanti... Ed io mi sono sentita finalmente felice...
Il mio pensiero è stato: “io voglio fare tutto il possibile, sono i miei bambini...... e se qualcosa dovesse andare male, potrò dire a me stessa che per loro ho fatto tutto quello che potevo e non avrò rimpianti, anche se dovessi soffrire ho scelto di privilegiare la vita”.
La gravidanza proseguiva, ma dovetti stare sempre a letto per cinque mesi... (ripensandoci ora però, vi dirò, non è stato poi così terribile).
Uscivo solo per andare a Messa tutte le Domeniche. Sono sempre stata credente ma, onestamente, non proprio praticante...
Mi riavvicinai alla Chiesa in quel periodo così buio e pensieroso, in cui dovevo decidere della vita di quei tre piccoli embrioni...
La sera, prima di addormentarmi, recitavo le mie “decine”... Iniziavo con le mie dieci Ave Maria ed un Padre Nostro... Lo so, non era molto... ma pregare, anche quel poco, mi ha aiutato parecchio...
Mi ricordo anche che, nei momenti più critici, le mie “decine” si moltiplicavano... e così la gravidanza proseguiva e ad ogni controllo successivo tutto pareva andare per il meglio.
Arrivammo così a trenta settimane. Il medico mi disse che in ogni caso le bambine (eh sì, dalle ecografie abbiamo saputo che erano tre femminucce identiche), sarebbero nate a trentatré settimane, giorno più giorno meno.
Il nostro termine era quello... Un parto trigemino difficilmente va più avanti. Diciamo quindi che psicologicamente eravamo preparati al fatto che sarebbero state un po’ in incubatrice.
A trentuno settimane decidono di ricoverarmi per precauzione. Tutto bene. Faccio amicizia con il personale dell’ospedale e con le mie compagne di stanza.
